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martedì 7 aprile 2026

La Pasqua delle beffe: tra retorica di regime e macerie economiche

di Giovanni Barbera

C’è un’immagine che, in queste festività di Pasqua, stride ferocemente con la realtà vissuta da milioni di cittadini ed è quella di una Presidenza del Consiglio che, dai palazzi dorati del Golfo o attraverso video social sapientemente costruiti, tenta di vendere una narrazione di stabilità e sicurezza nazionale che non trova alcun riscontro nelle tasche degli italiani. Le cartoline bucoliche diffuse dalla Premier Giorgia Meloni per augurare una Pasqua di serenità non sono solo un esercizio di stile, ma rappresentano l’insulto finale a un Paese che, al rientro dalle brevi festività, si ritroverà immerso in una vera e propria economia di guerra, schiacciato tra rincari energetici insostenibili e un cappio finanziario che si stringe ogni giorno di più sulle famiglie e sulle piccole imprese.

Mentre la Premier rivendica con orgoglio la sua missione diplomatica in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, spacciandola come la chiave magica per la nostra futura indipendenza, i dati reali diffusi nelle ultime ore dall’Ansa ci consegnano una verità ben più amara e concreta. Mentre si parla di accordi strategici a migliaia di chilometri di distanza, nelle stazioni di servizio italiane si consuma uno sciacallaggio senza precedenti che il Governo finge di non vedere. Il prezzo del gasolio ha sfondato la quota psicologica dei due euro, arrivando a toccare i 2,13 euro al litro in modalità servito, mentre la benzina si attesta stabilmente sopra gli 1,77 euro. Tutto ciò nonostante la riduzione delle accise. È l'evidenza plastica del fallimento di un sovranismo di facciata che finisce esattamente dove inizia il tubo di un gasdotto o la borsa dei carburanti. Questo esecutivo resta a guardare mentre la speculazione energetica svuota i risparmi dei cittadini proprio nei giorni in cui il diritto alla mobilità dovrebbe essere garantito e non tassato come un lusso per pochi privilegiati.