di Federico Rotondi
Il quadro della stabilità governativa appare oggi sensibilmente mutato rispetto a solo poche settimane fa. Il verdetto del referendum sulla giustizia del 23 marzo, che ha visto prevalere il No con il 53,7%, sembra aver innescato una reazione a catena all'interno della maggioranza. Quella che ufficialmente viene definita una fase di rinnovamento si sta traducendo in una serie di scossoni ai vertici di Fratelli d’Italia e Forza Italia, proprio mentre il Paese si trova a gestire una congiuntura economica resa critica dai nuovi rincari energetici legati alle tensioni internazionali.
Lo strappo di Santanchè e la crisi della disciplina di partito
Al centro di questo terremoto politico si staglia la figura di Daniela Santanchè. La cronaca di questi giorni ha registrato un fatto mai visto prima nella storia recente della destra italiana: una tentata resistenza pubblica e ostinata da parte di un Ministro di fronte al pressing di Palazzo Chigi. La Santanchè ha sfidato apertamente la richiesta di dimissioni di Giorgia Meloni, rivendicando la propria autonomia e rifiutando di farsi commissariare dalle vicende giudiziarie. Questa resistenza durata 24 ore e culminata il 25 marzo con le dimissioni, ha segnato una rottura profonda. Santanchè non si è limitata a difendersi, ma ha trasformato il suo ufficio in un fortino, inviando messaggi chiari alla Premier. La lettera finale di congedo, con quel passaggio sui conti pagati non solo per se stessa, è l'ultimo atto di questa opposizione interna. Un avvertimento diretto e minaccioso alla leadership di Fratelli d’Italia.
.jpg)
.jpg)
.jpeg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
