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venerdì 2 gennaio 2026

Tra austerità e propaganda: la legge di bilancio che ha diviso la maggioranza

 di Giovanni Barbera

L’approvazione della legge di bilancio 2026 conferma in modo netto ciò che viene denunciato da tempo: il centrodestra al governo è attraversato da profonde contraddizioni interne, ma soprattutto è incapace di dare risposte reali ai bisogni sociali del Paese. Dietro la retorica della “responsabilità”, della “stabilità” e della “difesa dell’interesse nazionale”, la maggioranza ha approvato una manovra che non segna alcuna discontinuità rispetto alle politiche di austerità, accettando pienamente i vincoli europei e scaricando i costi su lavoratori, pensionati e ceti popolari.

La legge di bilancio 2026, più che uno strumento di programmazione economica, si è rivelata un terreno di scontro interno al centrodestra, segnato da mediazioni al ribasso e compromessi opachi tra interessi divergenti e identità politiche in competizione permanente. Ma al di là delle tensioni tra alleati, ciò che emerge con chiarezza è che queste divisioni non hanno prodotto alcuna correzione di rotta sul piano sociale: il risultato finale è una manovra regressiva, che aggrava le disuguaglianze e lascia irrisolte le principali emergenze del Paese, dai salari bassi alla precarietà, dalla crisi del welfare al diritto alla casa.

Atreju, Gramsci, Pasolini: la destra e la conquista dell’egemonia culturale

 di Giovanni Barbera

Atreju non è più, da tempo, una semplice festa politica. È diventata un dispositivo complesso di costruzione dell’egemonia culturale della destra italiana, un luogo in cui il potere si rappresenta e, soprattutto, si legittima. La partecipazione di esponenti del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo e di settori politici che formalmente non appartengono alla destra di governo segnala un passaggio di fase: la destra non si limita più a governare, ma aspira a diventare senso comune. Per comprendere fino in fondo questa dinamica, le categorie di Antonio Gramsci non sono solo utili, ma necessarie.

Gramsci ci ha insegnato che il dominio moderno non si fonda prevalentemente sulla forza, bensì sulla capacità di costruire consenso, di orientare l’immaginario collettivo, di rendere “naturale” un determinato assetto sociale. È ciò che definiva egemonia: la direzione intellettuale e morale di una società. Atreju si colloca esattamente in questo solco. Non è il luogo dell’imposizione autoritaria, ma quello della pedagogia politica, in cui la destra si propone come interprete del “buonsenso”, della stabilità, dell’ordine, mentre le proprie scelte di classe vengono occultate dietro una narrazione rassicurante.