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martedì 17 giugno 2025

Il carovita non molla la presa: mentre il governo mente, i cittadini stringono la cinghia.

di Giovanni Barbera*

Nel mese di maggio 2025 l’Istat ha registrato una variazione negativa dello 0,1% su base mensile e un aumento dell’1,6% su base annua dell’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC). Una lettura superficiale dei dati potrebbe far pensare che l’inflazione stia rallentando, che la “tempesta dei prezzi” sia finalmente rientrata. Ed è esattamente questa l’interpretazione che il governo Meloni e i media al suo servizio hanno subito rilanciato con entusiasmo, come a voler dire al Paese: “Va tutto bene, potete tornare tranquilli a fare la spesa”.

Peccato che la realtà quotidiana delle classi popolari dica esattamente il contrario. La cosiddetta inflazione “percepita”, ovvero quella che tocca direttamente i consumi fondamentali, continua a galoppare. Lo dimostra un dato che vale più di mille dichiarazioni ufficiali: i prezzi del carrello della spesa — che include beni alimentari, per la casa e la persona — sono aumentati a maggio del 2,7% su base annua, in ulteriore crescita rispetto al +2,6% di aprile.

Altro che “rientro dell’inflazione”: qui si sta parlando di un aggravamento della condizione materiale di milioni di persone. Aumentano i costi di pane, latte, pasta, detersivi, saponi, generi di prima necessità. Aumenti che non sono compensati da alcun intervento strutturale sul piano dei salari, delle pensioni, delle politiche sociali.

sabato 14 giugno 2025

Contro il piano di Confindustria rilanciamo una politica industriale pubblica, la giustizia sociale e il lavoro di qualità

 di Giovanni Barbera*

Le dichiarazioni rilasciate dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante l’assemblea di Rapallo del 14 giugno 2025, meritano una risposta politica netta. A fronte di una situazione sociale ed economica sempre più drammatica — salari bassi, precarietà diffusa, crisi ambientale e desertificazione industriale — il vertice degli industriali italiani invoca “azioni forti e immediate” a favore delle imprese. La proposta? Un fondo straordinario da 8 miliardi per incentivare l’export, misure “semplici e facili da utilizzare” per le aziende, nuovi sgravi fiscali, meno vincoli e meno regole.

Siamo di fronte all’ennesima versione aggiornata di una ricetta vecchia, già fallita e profondamente iniqua: quella di un’economia fondata sulla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. In altre parole: soldi pubblici senza vincoli, profitti privati senza responsabilità. 

venerdì 23 maggio 2025

Trump, Wall Street e la nuova guerra civile

di Giovanni Barbera*

Negli Stati Uniti si sta consumando un conflitto sempre più evidente tra due modelli di capitalismo: da un lato, il potere consolidato dei grandi gruppi finanziari globali; dall’altro, le realtà produttive e imprenditoriali che hanno costituito la base economica del consenso a Donald Trump. Questo scontro, che attraversa la politica, l’economia e i mercati finanziari, riflette una frattura più profonda all’interno del capitalismo statunitense, e più in generale del capitalismo occidentale.

Al vertice della piramide del capitale finanziario americano si trovano tre colossi: BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors. Insieme, questi tre asset manager controllano oltre 20.000 miliardi di dollari in asset sotto gestione, una cifra superiore al PIL combinato di Stati Uniti e Giappone. Solo BlackRock gestisce circa 9.000 miliardi, Vanguard circa 8.000, e State Street oltre 4.000 miliardi.

giovedì 8 maggio 2025

Stellantis: miliardi pubblici, licenziamenti privati. Governo Meloni complice.

di Giovanni Barbera*

Mentre Stellantis prosegue nel suo piano di smantellamento del settore automobilistico italiano, con oltre 1.000 uscite incentivate solo nelle ultime settimane — 50 a Pratola Serra, 300 a Pomigliano d'Arco, 200 a Termoli e ben 500 a Melfi — diventa sempre più evidente il fallimento delle politiche industriali di questo governo e la complicità dello Stato nello svuotamento produttivo del Paese.

Solo pochi mesi fa, il 17 dicembre 2023, il governo Meloni annunciava in pompa magna il cosiddetto "Piano Italia", un presunto rilancio dell’automotive nazionale. Oggi, alla prova dei fatti, quel piano si rivela per ciò che è: un insieme di annunci vuoti, mentre si allarga l’uso della cassa integrazione, mancano investimenti strutturali, e i nuovi modelli promessi non arrivano — e anche quando arrivassero, non sarebbero sufficienti a saturare gli impianti.

domenica 19 giugno 2022

Sapere e liberazione

di Massimo Piermarini

Il lavoro è sempre presente nell’orizzonte del modo di produzione capitalistico. Esso
certamente non ha più nulla a che fare, se ci riferiamo alle sue determinazioni extra-
economiche, con l’idea produttivistica dello sviluppismo e con la cosiddetta “ideologia
del lavoro”. Nel capitalismo attuale, nel quale la componente cognitiva acquista sempre
più importanza, intervengono importanti innovazioni che interessano lo statuto del
lavoro vivo. Infatti, la produzione della ricchezza avviene tramite la conoscenza stessa,
grazie all’attività cognitiva e relazionale dei soggetti.
Capacità cognitive e attività di relazione sono diventate due facce della stessa medaglia,
inscindibili una dall’altra, e stanno alla base del general intellect, ovvero
dell’intellettualità diffusa, già preconizzato da Marx nei Grundrisse (1) . Quello che Marx
chiamava general intellect è la nuova fonte principale di (plus)valore ma è perché
diventi produttivo ha bisogno dunque di «spazio», cioè di un luogo, sia pur virtuale, in
cui sviluppare una rete di relazioni. Altrimenti, se resta incorporato nella singola
persona, diventa fine a sé stesso. Magari attua un processo di valorizzazione individuale
ma non il si realizza come valore di scambio per l’accumulazione della ricchezza, cioè
non funziona come una «merce».