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martedì 21 aprile 2026

GUERRA ALL’IRAN: TREGUA ARMATA NELL’ORDINE DEL CAOS

di Giovanni Barbera


La guerra contro l’Iran, iniziata con l’aggressione congiunta di Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio, non è finita. Si è semplicemente spostata su un altro terreno. La cosiddetta tregua di queste settimane non è un passaggio verso la pace, ma una pausa dentro lo scontro, utile a tutte le parti per riorganizzarsi. Chi la racconta come un successo diplomatico mente sapendo di mentire.

Washington e Tel Aviv avevano promesso una guerra breve, chirurgica, risolutiva. Doveva essere l’ennesima dimostrazione di forza dell’Occidente. Non è andata così. L’Iran non è stato piegato, il suo apparato statale non è crollato, la sua capacità militare non è stata azzerata. Anzi, la tenuta di Teheran ha prodotto un effetto opposto a quello dichiarato: ha rafforzato il suo ruolo politico nella regione e ha mostrato, ancora una volta, che la superiorità tecnologica non basta a garantire il controllo.

Questo è il primo dato che va messo a fuoco: non c’è nessuna vittoria. E quando in una guerra imperialista non c’è vittoria rapida, significa che il conflitto è destinato ad allargarsi, a incancrenirsi, a diventare permanente.

martedì 17 marzo 2026

Roma non è un feudo: Palantir, Thiel e la guerra dei dati nella capitale

 
di Giovanni Barbera

Roma ha conosciuto occupazioni, liberazioni e resistenze. Non è un dettaglio retorico ricordarlo oggi, mentre nella capitale si muove una delle figure più influenti del capitalismo tecnologico globale: Peter Thiel, cofondatore di PayPal e di Palantir Technologies. La sua presenza tra incontri riservati e conferenze chiuse solleva domande concrete sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nella gestione delle infrastrutture pubbliche e militari italiane, e sul grado di trasparenza con cui lo Stato affida a soggetti privati dati e decisioni strategiche.

A rompere il silenzio è stato anche il flash mob organizzato dai movimenti domenica 15 marzo a Roma, davanti al Ministero della Difesa. Non si tratta soltanto della visita di un miliardario americano, ma della messa in discussione di un intero sistema di relazioni politiche, militari e tecnologiche in cui Thiel e Palantir giocano un ruolo centrale. L’iniziativa di protesta ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione del controllo democratico sulle infrastrutture digitali e sui dati strategici, troppo spesso affidati a soggetti privati senza alcun dibattito parlamentare o pubblico.

mercoledì 12 novembre 2025

Tra petrolio, droga e dominio: la nuova offensiva imperialista degli Stati Uniti in America Latina

 di Giovanni Barbera*

La decisione del presidente statunitense Donald Trump di inviare la portaerei Gerald R. Ford nel mar dei Caraibi e di autorizzare operazioni militari “antinarcotici” nelle acque internazionali davanti al Venezuela segna un salto di qualità nella politica aggressiva di Washington verso l’America Latina. Sotto il pretesto della lotta al narcotraffico e della difesa dei “diritti umani”, gli Stati Uniti stanno in realtà rilanciando una strategia imperialista di controllo politico e militare dell’intero continente, nel solco della tradizionale dottrina Monroe, secondo la quale l’America Latina deve rimanere “cortile di casa” degli Stati Uniti.

domenica 12 ottobre 2025

Il paternalismo del marxismo occidentale e la lezione dei processi socialisti nel Sud del mondo

di Giovanni Barbera

Chi vive in Occidente giudica i processi rivoluzionari dei paesi in via di sviluppo con il metro del proprio privilegio. È il riflesso di un marxismo che ha dimenticato l’imperialismo e la decolonizzazione.

C’è un tratto ricorrente in molti dibattiti “progressisti” che si sviluppano in Europa o nel resto dell'Occidente ogni volta che si parla di Venezuela, Cuba o Nicaragua: un atteggiamento di superiorità morale e culturale, travestito da analisi critica.

È la convinzione, spesso inconscia, che i popoli del Sud del mondo debbano costruire il socialismo seguendo le regole, i tempi e i valori dell’Occidente, come se la storia fosse un esame di civiltà.

mercoledì 13 agosto 2025

Oltre la retorica del “neo-imperialismo creditore”: un’analisi marxista della guerra e del ruolo dell’UE

 di Giovanni Barbera

L’analisi recente di Emiliano Brancaccio sul cosiddetto “neo-imperialismo dell’Unione creditrice”, riportata in un articolo pubblicato su “Il Manifesto” del 13 agosto, parte da un dato reale: l’aumento della spesa militare europea per l’Ucraina, oggi superiore a quella statunitense. Tuttavia, da questa osservazione trae una conclusione fuorviante: quella di un avvio di una fase autonoma di “imperialismo europeo” basata sulla forza finanziaria e sulla proiezione bellica.
Da un punto di vista marxista, questa tesi presenta almeno tre debolezze fondamentali: la definizione impropria del concetto di imperialismo, la sottovalutazione della natura del conflitto in corso e l’assenza di un’analisi dei rapporti di classe che sorreggono queste dinamiche.


L’imperialismo: non solo potenza militare e saldo finanziario
Secondo la tradizione marxista — da Lenin a Luxemburg, passando per Baran e Sweezy — l’imperialismo non si riduce a un “livello di spesa militare” né a una semplice condizione di creditore netto verso il resto del mondo. Si tratta piuttosto di un processo storico radicato nella concentrazione del capitale, nella fusione tra capitale industriale e finanziario, nella spartizione del mercato mondiale e nella subordinazione delle periferie alle metropoli.

venerdì 23 maggio 2025

Trump, Wall Street e la nuova guerra civile

di Giovanni Barbera*

Negli Stati Uniti si sta consumando un conflitto sempre più evidente tra due modelli di capitalismo: da un lato, il potere consolidato dei grandi gruppi finanziari globali; dall’altro, le realtà produttive e imprenditoriali che hanno costituito la base economica del consenso a Donald Trump. Questo scontro, che attraversa la politica, l’economia e i mercati finanziari, riflette una frattura più profonda all’interno del capitalismo statunitense, e più in generale del capitalismo occidentale.

Al vertice della piramide del capitale finanziario americano si trovano tre colossi: BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors. Insieme, questi tre asset manager controllano oltre 20.000 miliardi di dollari in asset sotto gestione, una cifra superiore al PIL combinato di Stati Uniti e Giappone. Solo BlackRock gestisce circa 9.000 miliardi, Vanguard circa 8.000, e State Street oltre 4.000 miliardi.