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martedì 17 marzo 2026
Roma non è un feudo: Palantir, Thiel e la guerra dei dati nella capitale
di Giovanni Barbera
Roma ha conosciuto occupazioni, liberazioni e resistenze. Non è un dettaglio retorico ricordarlo oggi, mentre nella capitale si muove una delle figure più influenti del capitalismo tecnologico globale: Peter Thiel, cofondatore di PayPal e di Palantir Technologies. La sua presenza tra incontri riservati e conferenze chiuse solleva domande concrete sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nella gestione delle infrastrutture pubbliche e militari italiane, e sul grado di trasparenza con cui lo Stato affida a soggetti privati dati e decisioni strategiche.
A rompere il silenzio è stato anche il flash mob organizzato dai movimenti domenica 15 marzo a Roma, davanti al Ministero della Difesa. Non si tratta soltanto della visita di un miliardario americano, ma della messa in discussione di un intero sistema di relazioni politiche, militari e tecnologiche in cui Thiel e Palantir giocano un ruolo centrale. L’iniziativa di protesta ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione del controllo democratico sulle infrastrutture digitali e sui dati strategici, troppo spesso affidati a soggetti privati senza alcun dibattito parlamentare o pubblico.
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giovedì 18 dicembre 2025
La pace di Trump, le sue contraddizioni e le responsabilità dell’Unione Europea
di Giovanni Barbera
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La recente proposta di pace avanzata da Donald Trump sulla guerra tra Russia e Ucraina ha riaperto un dibattito che molti governi occidentali speravano di lasciare sepolto sotto i rottami dell’escalation militare. Trump ha presentato un piano articolato, che prevede un cessate il fuoco e la prospettiva di negoziare un accordo definitivo in tempi relativamente brevi. Tuttavia, è bastata la sola evocazione di questo progetto per gettare nel panico le cancellerie europee, ormai prigioniere di un dogma: la guerra non deve finire, se non con una vittoria totale su Mosca.
Proprio questo piano, per quanto contraddittorio e mosso da logiche di potere, ha un elemento positivo: offre la possibilità concreta di fermare un conflitto che rischia di trascinare il mondo sull’orlo del precipizio nucleare. Anche se Trump agisce in un’ambiguità costante — da un lato criticando la NATO e l’interventismo europeo, dall’altro pretendendo che l’Europa si pieghi agli interessi statunitensi — il fatto che il suo piano preveda la possibilità di negoziare una pace rapida segnala che la guerra non è inevitabile.
Ubicazione:
Roma RM, Italia
mercoledì 12 novembre 2025
Tra petrolio, droga e dominio: la nuova offensiva imperialista degli Stati Uniti in America Latina
di Giovanni Barbera*
La decisione del presidente statunitense Donald Trump di inviare la portaerei Gerald R. Ford nel mar dei Caraibi e di autorizzare operazioni militari “antinarcotici” nelle acque internazionali davanti al Venezuela segna un salto di qualità nella politica aggressiva di Washington verso l’America Latina. Sotto il pretesto della lotta al narcotraffico e della difesa dei “diritti umani”, gli Stati Uniti stanno in realtà rilanciando una strategia imperialista di controllo politico e militare dell’intero continente, nel solco della tradizionale dottrina Monroe, secondo la quale l’America Latina deve rimanere “cortile di casa” degli Stati Uniti.
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martedì 19 agosto 2025
Gli apprendisti stregoni d'Europa: esclusi da tutto, ma sempre pronti da tutto a recitare la parte dei generali
di Giovanni Barbera
E alla fine ci sono riusciti anche loro. I leader europei, rimasti a margine dei veri tavoli negoziali, hanno deciso di fare il loro ingresso in scena. Non con una proposta di pace, certo, ma con un documento che sa di ultimatum: resa della Russia o proseguimento della carneficina, con aiuti militari ed economici all’Ucraina.
Eccoli, i grandi strateghi di Bruxelles e dintorni, sempre pronti a trasformare la tragedia ucraina in una passerella diplomatica, sempre più zelanti nel proclamare la loro “solidarietà incrollabile” – che, tradotta, significa più armi, più sanzioni, più guerra. D’altronde, cosa mai potrebbero proporre dei leader che da anni hanno perso qualsiasi autonomia politica, ridotti a ventriloqui della NATO e a comparse del teatro di Washington?
Ubicazione:
8FJPW49F+VJ
venerdì 23 maggio 2025
Trump, Wall Street e la nuova guerra civile
di Giovanni Barbera*
Negli Stati Uniti si sta consumando un conflitto sempre più evidente tra due modelli di capitalismo: da un lato, il potere consolidato dei grandi gruppi finanziari globali; dall’altro, le realtà produttive e imprenditoriali che hanno costituito la base economica del consenso a Donald Trump. Questo scontro, che attraversa la politica, l’economia e i mercati finanziari, riflette una frattura più profonda all’interno del capitalismo statunitense, e più in generale del capitalismo occidentale.
Al vertice della piramide del capitale finanziario americano si trovano tre colossi: BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors. Insieme, questi tre asset manager controllano oltre 20.000 miliardi di dollari in asset sotto gestione, una cifra superiore al PIL combinato di Stati Uniti e Giappone. Solo BlackRock gestisce circa 9.000 miliardi, Vanguard circa 8.000, e State Street oltre 4.000 miliardi.
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