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mercoledì 29 luglio 2026

ECCO PERCHE' L'INTERVISTA DI SCHLEIN NON IMPEDIRA' LA SVOLTA PACIFISTA DI UN GOVERNO PROGRESSISTA

 

di Giovanni Barbera 

L'intervista rilasciata da Elly Schlein al Foglio ha riacceso il dibattito sulla politica estera del Partito Democratico, in particolare sul sostegno militare all'Ucraina. Per diversi commentatori e per una parte della sinistra, quelle dichiarazioni rappresenterebbero la dimostrazione definitiva che un eventuale governo del campo progressista proseguirebbe senza variazioni la linea dell'attuale esecutivo.

È una lettura che, oltre a semplificare una realtà politica assai più complessa, rischia di produrre un effetto concreto e controproducente: alimentare sfiducia proprio tra quell'elettorato che considera la pace, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale elementi decisivi della propria scelta politica. Paolo Mieli ha osservato che la questione ucraina costituisce il principale fattore di divisione del futuro campo progressista. L'osservazione è condivisibile. Ma proprio da questa premessa discende una conclusione diversa da quella cui approdano molti commentatori.

martedì 21 aprile 2026

GUERRA ALL’IRAN: TREGUA ARMATA NELL’ORDINE DEL CAOS

di Giovanni Barbera


La guerra contro l’Iran, iniziata con l’aggressione congiunta di Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio, non è finita. Si è semplicemente spostata su un altro terreno. La cosiddetta tregua di queste settimane non è un passaggio verso la pace, ma una pausa dentro lo scontro, utile a tutte le parti per riorganizzarsi. Chi la racconta come un successo diplomatico mente sapendo di mentire.

Washington e Tel Aviv avevano promesso una guerra breve, chirurgica, risolutiva. Doveva essere l’ennesima dimostrazione di forza dell’Occidente. Non è andata così. L’Iran non è stato piegato, il suo apparato statale non è crollato, la sua capacità militare non è stata azzerata. Anzi, la tenuta di Teheran ha prodotto un effetto opposto a quello dichiarato: ha rafforzato il suo ruolo politico nella regione e ha mostrato, ancora una volta, che la superiorità tecnologica non basta a garantire il controllo.

Questo è il primo dato che va messo a fuoco: non c’è nessuna vittoria. E quando in una guerra imperialista non c’è vittoria rapida, significa che il conflitto è destinato ad allargarsi, a incancrenirsi, a diventare permanente.

sabato 21 marzo 2026

L’azzardo di Washington: perché la guerra all’Iran mira a Pechino e Mosca

 di Giovanni Barbera


La guerra che Stati Uniti e Israele hanno aperto contro l’Iran non può essere derubricata a semplice “nuovo fronte” in un Medio Oriente cronicamente instabile. Siamo di fronte al punto di intersezione tra più linee di frattura storiche: la crisi strutturale dell'egemonia statunitense, la competizione strategica globale con la Cina, il consolidamento dell'asse militare tra Iran e Russia e la funzione di Israele come perno di un ordine regionale che non accetta il tramonto dell’unipolarismo. Se guardiamo questa crisi pezzo per pezzo, sembra l’ennesima crisi locale; se la guardiamo nel suo insieme, appare per quello che è: il tassello decisivo di una transizione violenta verso un conflitto di dimensioni sistemiche e globali. Gli Stati Uniti vivono da decenni una crisi di potere che non è solo economica o finanziaria, ma di capacità di comando politico. Il modello di dominio assoluto nato nel secondo dopoguerra e trionfante dopo il 1989 è ormai logoro. Washington ha perso il monopolio industriale, non controlla più in solitaria le grandi istituzioni finanziarie globali e fatica a dettare l’agenda a interi continenti che, un tempo, erano considerati il suo "cortile di casa". In questo vuoto di egemonia, la Cina è emersa come il principale concorrente sistemico. Pechino produce, commercia, finanzia e costruisce infrastrutture, offrendo una sponda concreta a quei Paesi che per decenni hanno avuto come unico riferimento il Fondo Monetario Internazionale e il Dipartimento di Stato degli USA. Laddove gli Stati Uniti non riescono più a convincere o a integrare economicamente, la loro politica estera si è progressivamente militarizzata. La guerra diventa l'unico strumento rimasto per tentare di congelare un ordine mondiale che sta scivolando via. Dove non arriva il dollaro, si prova a far arrivare il missile.

mercoledì 10 settembre 2025

Bolle speculative e riarmo: l’Europa tra crisi sociale e rischio nucleare

di Giovanni Barbera

Liquidità e crisi annunciate

Nel 2025 la finanza globale rischia di esplodere in una nuova crisi. La differenza, rispetto al passato, è che tecnologia e riarmo militare si intrecciano, trasformando risorse pubbliche e private in asset speculativi. La Federal Reserve statunitense ha mantenuto a luglio 2025 il tasso di riferimento al 4,25%, mentre la BCE lo ha ridotto al 2% a giugno dello stesso anno,. Non si tratta di livelli bassi in senso assoluto, ma le banche centrali li presentano comunque come strumenti per sostenere la crescita. In realtà, la loro politica monetaria non produce un rilancio degli investimenti produttivi. La liquidità immessa continua a confluire prevalentemente nei mercati finanziari, alimentando speculazione e rendite, piuttosto che nell’economia reale. Negli anni Novanta, prima della bolla dot-com, e tra il 2002 e il 2007, prima della crisi dei mutui subprime, le banche centrali adottarono strategie simili, con esiti disastrosi.

Nel 2000 lo scoppio della bolla tecnologica bruciò 5.000 miliardi di dollari, mentre nel 2008 il crollo dei mutui subprime provocò la più grave crisi dalla Grande Depressione. In entrambi i casi, la finanza aveva costruito castelli di carta scollegati dalla produzione reale. Oggi assistiamo allo stesso meccanismo, ma in scala più ampia e con strumenti ancora più complessi: ETF, derivati sull’IA, fondi di private equity iper-leveraggiati.

martedì 19 agosto 2025

Gli apprendisti stregoni d'Europa: esclusi da tutto, ma sempre pronti da tutto a recitare la parte dei generali

di Giovanni Barbera

E alla fine ci sono riusciti anche loro. I leader europei, rimasti a margine dei veri tavoli negoziali, hanno deciso di fare il loro ingresso in scena. Non con una proposta di pace, certo, ma con un documento che sa di ultimatum: resa della Russia o proseguimento della carneficina, con aiuti militari ed economici all’Ucraina.

Eccoli, i grandi strateghi di Bruxelles e dintorni, sempre pronti a trasformare la tragedia ucraina in una passerella diplomatica, sempre più zelanti nel proclamare la loro “solidarietà incrollabile” – che, tradotta, significa più armi, più sanzioni, più guerra. D’altronde, cosa mai potrebbero proporre dei leader che da anni hanno perso qualsiasi autonomia politica, ridotti a ventriloqui della NATO e a comparse del teatro di Washington?

venerdì 13 giugno 2025

Dall’aggressione a Gaza al bombardamento dell’Iran: Israele trascina il mondo verso la guerra. E l’Italia resta complice

di Giovanni Barbera*

Il 13 giugno 2025 Israele ha lanciato un attacco contro obiettivi militari e nucleari in territorio iraniano. Si tratta di un’aggressione unilaterale, priva di qualsiasi legittimità giuridica, che segna un ulteriore salto di qualità nella strategia di guerra permanente del governo Netanyahu. Un attacco che rischia di innescare una drammatica escalation regionale, con conseguenze potenzialmente devastanti per il Medio Oriente e per il mondo intero.

Non siamo davanti a un “evento isolato”: questa offensiva rientra in una linea politica fondata sull’aggressione e sull’impunità. Dopo mesi di massacri a Gaza, dove le forze israeliane hanno ucciso oltre 50.000 palestinesi, colpendo infrastrutture civili, ospedali, scuole, campi profughi e convogli umanitari, Israele estende ora il conflitto colpendo uno Stato sovrano. Il tutto avviene nel silenzio complice della cosiddetta “comunità internazionale” e con l’assenso diretto o tacito delle potenze occidentali, Italia compresa.

giovedì 21 luglio 2022

Una coalizione popolare per la democrazia costituzionale contro la guerra.

di Antonio Castronovi

La grande “alleanza nazionale di governo” a sostegno della guerra della NATO si è disciolta nel caldo sole di luglio. Siamo tornati, come nel gioco dell’oca, ai punti di partenza del dopo elezioni di quattro anni fa. Centro destra, PD-area centrista e M5S ad occupare i tre poli del sistema politico italiano, che si ripresentano in competizione tra loro con una differenza: il M5S di Conte si presenta con una caratterizzazione più marcata sui temi sociali e sulla posizione della guerra, meno incline ad armare l’Ucraina e meno prona ai voleri e ai diktat della NATO. Si voterà il 25 settembre.

Intanto la guerra prosegue e non offre spazi per una soluzione pacifica, impossibile data la posta in gioco, vitale per motivi opposti, sia alla Russia, da cui dipende in gran parte il destino del multipolarismo, sia al blocco anglosassone che reputa vitale per i suoi interessi strategici il mantenimento dell’ordine unipolare e la sconfitta della Russia.

Da ciò il rischio di un conflitto lungo e pericoloso, di una guerra mondiale ibrida che accompagnerà l’avvento di una nuova architettura dei poteri nel mondo, politico-militari, economici, commerciali, finanziari che interesseranno anche altri luoghi e aree di crisi: Asia, Medio-Oriente, Africa, Sud America. Potrà durare una intera fase storica di transizione dolorosa costellata da guerre e conflitti sanguinosi.

sabato 9 luglio 2022

Verso il congresso CGIL

Di La Giraffa rossa

Premessa. 

La CGIL, nonostante i tanti limiti, fenomeni di odiosa burocratizzazione e di eccessiva moderazione, resta pur sempre la unica organizzazione di massa del Paese. Ogni sua scelta, in positivo o in negativo, ha un enorme peso politico e sociale. La CGIL è un sindacato pertanto che continua ad avere una grande influenza nella dialettica politica e sociale. Non riconoscerlo sarebbe un errore esiziale, da piccolo gruppo minoritario. Ovviamente non è esente da critiche, anche durissime.

La CGIL ha avviato la sua fase congressuale. Quattro, per ora, a me sembrano le iniziative più significative di questa fase.

domenica 26 giugno 2022

La tendenza verso un mondo multipolare è definita dalla lotta di classe

di Danny Haiphong, Condirettore del sito Friends of Socialista China

Nell'era post-sovietica, è diventato di moda spogliare tutti gli sviluppi geopolitici delle loro radici di classe. Le guerre sono state spiegate dalla propaganda borghese: la guerra al terrore, la competizione tra grandi potenze e questioni di "sicurezza nazionale". La crisi ucraina è un esempio calzante. L'operazione militare russa in Ucraina è stata etichettata come una guerra senza motivo dai detrattori occidentali. Ma sotto la cacofonia dell'ideologia e della propaganda capitalista c'è una lotta di classe che si sta verificando sulla scena globale per il multipolarismo in cui il conflitto Russia-Ucraina è solo un punto critico.

lunedì 20 giugno 2022

GIOVEDI' 14 LUGLIO A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA

GIOVEDI' 14 LUGLIO A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA

Ore di lavoro 17,30 Viale Giotto ,17- zona San Saba.


CONTRO IL PARTITO DELLA GUERRA

CONTRO IL GOVERNO DELLA GUERRA

CONTRO L'ECONOMIA DI GUERRA E LE SANZIONI ALLA RUSSIA

AFFINCHE' IL PAESE NON VADA IN RECESSIONE CON UNA INFLAZIONE GIA' DILAGANTE

PER POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI CHE TUTELINO IL MONDO DEL LAVORO

Convochiamo una Assemblea Pubblica per provare a rompere lo “stato d'assedio” del sistema politico-mediatico  a favore della guerra e del coinvolgimento del nostro paese in questa  escalation che già sta  producendo danni incalcolabili all' economia e torsioni autoritarie.

martedì 7 giugno 2022

Un esempio da riproporre.

Da Cerveteri, 3/6/2022

Un Fronte Unito Contro la Guerra.

Si è tenuto un presidio condotto da una quarantina di cittadini, operai, pensionati, agricoltori, intellettuali, militanti, a Cerveteri, un comune di 40000 abitanti, dove si terranno le elezioni amministrative. 
Oltre un ora di assemblea aperta, nel punto centrale e di passaggio della cittadina dove nel susseguirsi degli interventi sono stati denunciati e sbugiardati Pd, Fratelli D'Italia e tutti i partiti guerrafondai, proprio mentre passavano diversi candidati ed esponenti locali dei due partiti.
Non solo: è stato spiegato il ruolo della NATO, la servitù del governo Draghi agli USA contro tutti gli interessi nazionali ed i tagli sociali per armare la mano del governo paranazista ucraino. Molto importante il raccordo che sta costruendo inoltre con diversi sindacalisti, cittadini ambientalisti e militanti di zone limitrofe.
Ce n'est qu un debut.... 


giovedì 2 giugno 2022

La lotta contro i fautori della guerra. Anche le elezioni sono un terreno per combatterli.

di Art.11- per un Fronte unito contro la guerra

C'è molta confusione sotto il cielo e in parecchi cercano di cambiare le carte in tavola. Draghi che va da Biden e cerca di contrabbandare che la sua visita serve ad aprire spazi di pace, mentre il presidente degli Stati Uniti alza il livello delle forniture militari. Draghi che per spacciarsi pacifista e umanitario cerca di levare le castagne dal fuoco a chi ha imposto le sanzioni, tra cui l'Italia, per ottenere i cereali fermi nel porto di Odessa.

E poi c'è il dilemma di Conte che non vuole inviare più armi,  ma appoggia Draghi che continua a mandarle. E c'è Salvini che addirittura vuole andare a Mosca, ma poi ci ripensa. La sostanza è che i partiti di governo hanno capito che gli italiani non amano la guerra e cercano di recuperare terreno in vista delle prossime elezioni politiche.