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mercoledì 29 luglio 2026

ECCO PERCHE' L'INTERVISTA DI SCHLEIN NON IMPEDIRA' LA SVOLTA PACIFISTA DI UN GOVERNO PROGRESSISTA

 

di Giovanni Barbera 

L'intervista rilasciata da Elly Schlein al Foglio ha riacceso il dibattito sulla politica estera del Partito Democratico, in particolare sul sostegno militare all'Ucraina. Per diversi commentatori e per una parte della sinistra, quelle dichiarazioni rappresenterebbero la dimostrazione definitiva che un eventuale governo del campo progressista proseguirebbe senza variazioni la linea dell'attuale esecutivo.

È una lettura che, oltre a semplificare una realtà politica assai più complessa, rischia di produrre un effetto concreto e controproducente: alimentare sfiducia proprio tra quell'elettorato che considera la pace, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale elementi decisivi della propria scelta politica. Paolo Mieli ha osservato che la questione ucraina costituisce il principale fattore di divisione del futuro campo progressista. L'osservazione è condivisibile. Ma proprio da questa premessa discende una conclusione diversa da quella cui approdano molti commentatori.

giovedì 18 dicembre 2025

La pace di Trump, le sue contraddizioni e le responsabilità dell’Unione Europea

di Giovanni Barbera

La recente proposta di pace avanzata da Donald Trump sulla guerra tra Russia e Ucraina ha riaperto un dibattito che molti governi occidentali speravano di lasciare sepolto sotto i rottami dell’escalation militare. Trump ha presentato un piano articolato, che prevede un cessate il fuoco e la prospettiva di negoziare un accordo definitivo in tempi relativamente brevi. Tuttavia, è bastata la sola evocazione di questo progetto per gettare nel panico le cancellerie europee, ormai prigioniere di un dogma: la guerra non deve finire, se non con una vittoria totale su Mosca.
Proprio questo piano, per quanto contraddittorio e mosso da logiche di potere, ha un elemento positivo: offre la possibilità concreta di fermare un conflitto che rischia di trascinare il mondo sull’orlo del precipizio nucleare. Anche se Trump agisce in un’ambiguità costante — da un lato criticando la NATO e l’interventismo europeo, dall’altro pretendendo che l’Europa si pieghi agli interessi statunitensi — il fatto che il suo piano preveda la possibilità di negoziare una pace rapida segnala che la guerra non è inevitabile.

mercoledì 12 novembre 2025

Tra petrolio, droga e dominio: la nuova offensiva imperialista degli Stati Uniti in America Latina

 di Giovanni Barbera*

La decisione del presidente statunitense Donald Trump di inviare la portaerei Gerald R. Ford nel mar dei Caraibi e di autorizzare operazioni militari “antinarcotici” nelle acque internazionali davanti al Venezuela segna un salto di qualità nella politica aggressiva di Washington verso l’America Latina. Sotto il pretesto della lotta al narcotraffico e della difesa dei “diritti umani”, gli Stati Uniti stanno in realtà rilanciando una strategia imperialista di controllo politico e militare dell’intero continente, nel solco della tradizionale dottrina Monroe, secondo la quale l’America Latina deve rimanere “cortile di casa” degli Stati Uniti.

martedì 23 settembre 2025

Multipolarismo ed emancipazione globale: la sfida di SCO e Sud del mondo all’Occidente



di Giovanni Barbera

La 25ª riunione del Consiglio dei Capi di Stato della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), svoltasi a Tianjin, non è stata soltanto un appuntamento diplomatico regionale. È stata, piuttosto, la conferma che l’ordine mondiale ereditato da cinque secoli di dominio occidentale sta volgendo al termine. Russia, Cina, India e gli altri Paesi presenti hanno parlato apertamente della necessità di costruire un nuovo equilibrio globale, libero dalla morsa dell’egemonia europea e statunitense che ha segnato la modernità con orrori e devastazioni incalcolabili.

martedì 19 agosto 2025

Gli apprendisti stregoni d'Europa: esclusi da tutto, ma sempre pronti da tutto a recitare la parte dei generali

di Giovanni Barbera

E alla fine ci sono riusciti anche loro. I leader europei, rimasti a margine dei veri tavoli negoziali, hanno deciso di fare il loro ingresso in scena. Non con una proposta di pace, certo, ma con un documento che sa di ultimatum: resa della Russia o proseguimento della carneficina, con aiuti militari ed economici all’Ucraina.

Eccoli, i grandi strateghi di Bruxelles e dintorni, sempre pronti a trasformare la tragedia ucraina in una passerella diplomatica, sempre più zelanti nel proclamare la loro “solidarietà incrollabile” – che, tradotta, significa più armi, più sanzioni, più guerra. D’altronde, cosa mai potrebbero proporre dei leader che da anni hanno perso qualsiasi autonomia politica, ridotti a ventriloqui della NATO e a comparse del teatro di Washington?